Pdl-Lega: dopo Berlusconi si va al voto

Bossi, noi siamo pronti. Al lavoro per manifestazione pro-premier

05 ottobre, 21:44

GOVERNO: BOSSI, NON PENSO ANDREMO AL VOTO MA SIAMO PRONTI

di Yasmin Inangiray

ROMA - Elezioni anticipate contro il tentativo di cuocere a fuoco lento il quarto governo Berlusconi. Brandita come un'arma, l'ipotesi di un ritorno alle urne già il 21-22 marzo del 2010, insieme alle regionali, per Pdl e Lega appare come l'unica reazione possibile davanti "a un disegno eversivo" che vede solo l'ultimo degli episodi nella sentenza del tribunale di Milano, che condanna il gruppo Mediaset a risarcire con 750 milioni di euro il gruppo De Benedetti per la vicenda del lodo Mondadori ed indica il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come "corresponsabile della corruzione di giudici".

Un clima tesissimo, che rischia di degenerare ancora a breve, con il pronunciamento sul Lodo Alfano della Corte Costituzionale. Insomma, quella che appena una settimana fa veniva considerata solo un'extrema ratio inizia a prendere corpo nelle file della maggioranza. Soluzioni intermedie non sono prese in considerazione. "La maggioranza è quella che esce della urne", osserva anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, stoppando le voci che lo vedrebbero alla guida di un possibile 'governo del presidente' nel caso di una fine anticipata del governo Berlusconi.

E l'idea di chiamare di nuovo gli elettori alle urne verrebbe ora presa in considerazione anche da Berlusconi che pure, nella sua durissima replica alla sentenza sul Lodo Mondadori, conferma la volontà di potare a termine il mandato quinquennale del suo governo. Ma lo stesso Cavaliere, nei ragionamenti fatti con i fedelissimi, non escluderebbe ormai le elezioni anticipate come exit strategy di fronte a una eventuale bocciatura del Lodo Alfano.

Per il centrodestra, sarebbe questa una sorta di 'chiusura del cerchio' (dopo il 'caso D'Addariò e la sentenza sul Lodo Mondadori) la conferma di essere sotto l'attacco della magistratura e dei 'poteri forti'. Sono infatti proprio i tempi delle sentenze, in particolare di quella sul Lodo Mondadori, a scatenare i sospetti della maggioranza e far lanciare l'allarme per "una giustizia ad orologeria" contro il Cavaliere. E' la tesi ad esempio dei vertici dei gruppi del Pdl di Camera e Senato che, in una nota congiunta, attaccano la decisione del giudice di Milano Raimondo Mesiano: "La tempistica e i contenuti di una sentenza che, a 20 anni dai fatti, arriva con sospetta puntualità - osservano - rafforzano l'opinione di quanti, come noi, pensano che vi sia chi sta tentando, con mezzi impropri, di contrastare la volontà democratica del popolo italiano".

Per Denis Verdini, coordinatore del Pdl, invece si tratta di una "sentenza politica" visto che "un giudice, ovviamente milanese, ignora una sentenza penale di assoluzione definitiva emessa nei confronti di Berlusconi (e poco importa che sia avvenuta per prescrizione, perché essa comunque impedisce di entrare nel merito di un'accusa e si limita a dichiarare il reato estinto per il decorrere del tempo), ne capovolge l'esito e stabilisce, con un tempismo fuori dal comune, una colpevolezza mai accertata da alcun organo giudiziario". In attesa del pronunciamento della Consulta, dunque, il Pdl prepara le contromosse.

A cominciare da una nuova manifestazione in Piazza San Giovanni, probabilmente il 5 dicembre, in cui chiamare a raccolta tutto il popolo del centrodestra, Lega compresa. Il Carroccio, infatti, non fa mancare la sua solidarietà a Berlusconi. Umberto Bossi non crede a nuove elezioni, ma si dice "pronto". A suo avviso, dietro al "complotto" ai danni del Cavaliere c'é "la mafia", visto che "il governo ha fatto leggi fortissime per contrastarla". Per l'ex Guardasigilli Roberto Castelli, poi, la sentenza di Milano è "solo un assaggio" di "una battaglia giudiziaria in previsione di quello che dirà la Consulta sul lodo Alfano".